Isonzo Soca 5
Giovanni Fierro
Conoscere un libro e conoscere i suoi svelamenti. Credere che una raccolta
di racconti possa essere una occasione di confronto, di riflessione partendo dal quotidiano, luogo di appartenenza dei suoi vari protagonisti, ma rimanendo coinvolti in un respiro capace di ben più importanti significati. Uscire dall'intimità dei sentimenti per indicare la Memoria, usare la fragilità dell'essere umano per dire quanta forza è necessaria per dire della Storia.
Questo è quello che succede in 'Un'altra stanza in laguna', libro di Monique Pistolato, scrittrice di nascita francese ma che vive a lavora a Venezia, ospite a Gorizia, lo scorso 10 marzo, alla Galleria Prologo, per la rassegna di incontri promossa da IsonzoSoca, libreria Equilibri e associazione Prologo.
Monique Pistolato è presente con i suoi racconti in diverse antologie,
quotidiani e riviste letterarie ed ha ricevuto diversi premi e
riconoscimenti.
La sua scrittura ha nella lealtà la sua caparbietà, non vuole sorprendere il lettore, non vuole 'sconfiggerlo', dimostrandogli la sua superiorità di narratrice. Ma, anzi, gli chiede condivisione, sia di ascolto che di responsabilità, dice senza sottolineare, si mette a nudo senza ostentare.
E così si può parlare di Resistenza partendo da un riflesso in una vetrina di un negozio di vestiti, si può affrontare la bestialità dell'Olocausto con una semplice correzione verbale di un vecchio che vuole solo riposo.
Perché questi racconti che compongono "Un'altra stanza in laguna" (edizioni Ibis) hanno in comune il fatto di custodire un segreto, a volte prezioso e altre troppo scomodo e doloroso per non essere raccontato; alcune volte può essere consumato altre volte non lo si riesce a digerire. E c'è sempre questo attrito che i protagonisti sentono con la propria anima, che li consuma, che a piacere li illumina o li spegne.
E poi c'è la scrittura di Monique Pistolato, il suo ritmo che è parte integrante delle immagini che mostra, con una mistura dinamica di aspetto musicale e forma cinematografica; dando agli spazi, agli accadimenti, ai personaggi la giusta profondità, l'adeguato luogo per potere essere ciò che la loro natura li sta segnando.
E poi la sorpresa, di trovare un racconto, "I capelli di Irina", che finisce con un profumo. Significativo più di una qualsiasi spiegazione.
L'intervista :
Da dove nasce il tuo desiderio di narrazione?
Da quel bagaglio fantastico accumulato durante l'infanzia. Io, figlia di
emigrati, ho vissuto in comunità allargate, cambiato diverse case, mangiando
tante storie. Me le raccontava, o leggeva, mio padre e sono sempre state una
grande risorsa e consolazione.
Custodisco il fascino e il potere del mondo narrato.
Perché inserire la memoria civile in quei racconti che parlano del
quotidiano?
Perché la storia di ogni paese riguarda il quotidiano di ciascuno di noi.
Credo che ci sia un legame indissolubile tra un vivere intriso di affetti,
drammi, speranze, e il contesto in cui questo si sviluppa. Ci sono eventi
passati e presenti che abitano in me come spine, m'interrogano, mi lasciano
curiosa. Così poi spuntano, come un galleggiante tenuto sott'acqua,
attraverso i passi di un personaggio.
L'intimo, gli affetti, il cuore possono essere dei "gesti politici? Sì,
poiché ogni piccolo gesto è dettato da un nostro sguardo - unico - sul
mondo.
Che valore dai allo scrivere? Relativamente poi al nostro tempo
contemporaneo?
Scrivere per me è una necessità con dei tempi di cova, di stesura, di
decantazione. Ma ha lo stesso valore leggere, viaggiare, ascoltare musica,
stare a tavola con gli amici. Infatti, solo l'incontro con "altro" mobilita
la mia voglia al racconto. Oggi, pur in un eccesso di stampato, quando
m'imbatto in un romanzo che mi tiene sveglia, o in un articolo di denuncia,
per me c'è sempre motivo di nuovi pensieri. allora, sento che vale la pena.
Scrivere è il tentativo di lasciare delle tracce, una forma di memoria che,
come semi lasciati al vento, germoglierà altrove, inaspettatamente, chissà.
Fino a che punto arriva la responsabilità dello scrittore nel narrare
proprio "quelle storie"?
L'autore è una madre. Partorisce delle storie che nascono dentro di sé, che
vengono da lontano. E' lui che plasma e dà forma a una materia indefinita,
perciò ne è responsabile. anche se hanno consistenza di sogno. Quando però
l'opera diventa pubblica, è solo l'incontro con il lettore che dà vita a
significati inimmaginabili oltre qualsiasi intenzione del suo creatore.
Un'altra stanza in laguna di cosa vive? Qual è la sua radice?
E' un libro che vive di un continuo stupore di fronte alla vita, di piccoli
gesti quotidiani, di lotta. Di suggestioni nei confronti delle ambiguità
umane. La radice è forse una pagellina delle elementari in cui la mia
maestra scrisse la bambina nei temi possiede un eccesso di fantasia. Così un
giorno per depositare altrove quell'eccesso ho riaperto la stanza della
scrittura.

