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Discendo dalla famiglia di Gengis Kan. Sarei stato forte e bello, così mi avevano raccontato. Ho imparato le tabelline e a suonare il piano. Il calcio no perchè ad ogni corsa perdevo il fiato e in campo ero come un ferro arrugginito. Ho sofferto, ma ognuno ha suoi talenti - ci avevo creduto - accontentandomi di stare sugli spalti a fare il tifo con la sciarpa al collo e i popcorn. Discendo dalla famiglia di Gengis Kan, il guerriero. Se lui aveva attraversato il deserto dei Gobi a cavallo io non avrei avuto paura del freddo, di uno sgarro, di un compito non riuscito. Questo è il motto, il bambù che mi ha sorretto. Fino alla prima festa, sudata. Due mani non bastano più per contare gli anni, tra compagni di scuola superiore, una casa libera inondata di musica e festoni. Niente guardiani. Il mio cuore fa TUM TUM da giorni, batte più della sveglia e della pioggia. Sto molto vestito perchè temo che disturbi gli insegnanti, o che i miei genitori possano scoprire che ho un canguro dentro. Sono andato dal barbiere e gli ho indicato un taglio moderno visto sul giornale. Mi sono messo il giubbotto di jeans e l’orologio subacqueo e prima di uscire ho rubato due gocce di profumo di quello che costa tanto. In macchina studio il mio profilo nel vetro. Discendo dalla famiglia di Gengis Kan sono forte e bello, sorrido ascoltando le raccomandazioni di mia madre. Di essere educato. Di non mangiare troppo. Le ho promesso tutto pur di essere solo a quell’appuntamento. Suono il campanello e TUM TUM il cuore riparte al trotto. La casa mi sembra una reggia. Ci sono luci colorate, palloncini appesi e le ragazze preparate come nei film. Belle tutte. Quando vedo Melania il battito si spegne. Sprofondo. Lei mi sorride con tutti i denti, con quei tanti capelli gialli a cespuglio e gli occhi simpatici da lucertola. Mi avvicino, l’abbraccio e i TUM TUM ripartono come il tappo dello spumante. La stringo forte facendo guancia a guancia, sa di cioccolato è solo un attimo. Lei mi spinge e mi tira un pugno cattivo gridando «stai fermo mongolo!». Gli amici mi accerchiano come fossi un assassino, penso ad uno scherzo. Melania si ricompone ha la bocca all’ingiù. Mi prende per un gomito mettendomi tra le mani un bicchiere di aranciata e un tramezzino, facendomi sedere su un divano e dicendomi «dai...stai buono...». Quella sera ho capito che sarei stato solo un peluche di Gengis Kan, che ero diverso, e che i miei mi avevano mentito.
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